"Cio' che cerco di rappresentare con l arte è un tramite tra la realtà terrena e il mondo spirituale. In alcuni quadri vi è nascosta una chiave."

Incontro

Gli acrilici di Jacopo Cascella, forti nei segni e accesi nei colori talora vistosamente disarmonici, a me si sono presentati come una scenografia, beninteso ricca di valori pittorici.
Si, proprio la scenografia di un sogno popolato di miti e divisioni il quale aspira piuttosto che ad avverarsi ad essere rappresentato sulla quinta dell’infinita vitalità, da cui Jacopo Cascella intende bravamente chiamare i suoi mortificati contemporanei.

Firenze, 21 maggio 2002

Mario Luzi


Jacopo Cascella: un contemporaneo antico

Jacopo Cascella dipinge in modo tradizionale: adotta una sintassi figurativa e opera con una materia ricca, stesa in modo da ottenere sofisticate fragranze pittoriche. Eppure il suo linguaggio è moderno, palpitante di vita, originale, lontano da nostalgici e gelidi anacronismi. Jacopo è figlio d’arte. Fin da giovane ha convissuto con le monumentali e austere forme della scultura del padre Pietro e con le introspettive atmosfere domestiche della madre Cordelia von den Steinen. Ha potuto conoscere il lavoro di un artista in ogni sua sfaccettatura, nell’intimo come nell’ufficiale. Questo rapporto è stato vissuto in modo intelligente: Jacopo dai genitori non ha derivato la maniera artistica, insomma lo stile, quanto la sicurezza nel modo di porsi con il fare artistico. Ha iniziato il mestiere dell’artista con semplicità, così come si intraprende un qualsiasi altro mestiere. Fin dall’infanzia ha dipinto con spontaneità, senza il timore di cadere nel già fatto, senza l’assillo di compiere sempre un capolavoro, senza vincolarsi a nessuna corrente. La sua pittura così appare fuori dai modi e dalle mode, essa ci narra, in maniera onesta, le personali suggestioni del suo autore: un giovane diviso fra il fascino dell’antico e l’entusiasmo per quanto di più fantasioso esiste nel contemporaneo. Nell’arte di Jacopo le immagini antiche sono incarnate nell’attuale. Così ecco che l’illustrazione della favolosa Storia vera di Luciano di Samosata diviene l’occasione per interpretare un testo antico come un visionario racconto fantascientifico. Notiamo la suggestione per le immagini dei cartoni e delle vignette, cioè per quella produzione figurativa commerciale, che, per la sua costante ricerca di coinvolgimento, risulta spesso più viva e immediata dell’arte maggiore. Una produzione spesso priva di intenti artistici, ma che Jacopo ha la capacità di arricchire con un intenso tratto pittorico e di innalzare intellettualmente attraverso la ricerca di significati e simboli che evocano la meditazione. Il Cavaliere del giorno è un autovettura sfrecciante sul nastro dell’asfalto di una deserta autostrada. Un’immagine moderna dunque, ma che nel suo isolamento eroico, nella brillantezza metallica delle lamiere della vettura, e fin anche nel titolo, si pone come una contemporanea rievocazione di un guerriero con la corazza, di paladino di quel mondo cavalleresco, leggendario e senza tempo, delle favole. Per quanto Jacopo sia figurativo, è il mondo del non conosciuto, o del non spiegabile razionalmente, il campo di esplorazione da lui prediletto. La sua pittura appare intesa come una creazione, come l’atto di materializzazione dei propri pensieri: così nell’Autoritratto il pittore appare singolarmente di schiena davanti al cavalletto, per dar vita all’estroso circolo delle immagini della sua mente, pronte ad essere carpite per finire sulla tela.

Marco Ciampolini